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LA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO DI MALVITO VENERDI' 29 MARZO ALLE ORE 10:30 

 VI INVITA A PARTECIPARE  AL LABORATORIO DI LETTURA TEATRALE 

IL CANTO DI ULISSE 

                                     ATTRAVERSO I VERSI DI OMERO, DANTE E PRIMO LEVI                                                                                                                                                                                   

                                                                                                                                                                       

locandina Il canto di Ulisse

 

SCALETTA

Laboratorio di lettura teatrale

ore 10.30

Presentazione del laboratorio a cura della Prof.ssa Barbara Gagliardi referente del percorso

ATTO PRIMO

Lettura brano dell'alunno Mattia Di Rosa;

Lettura brano dell'alunno Alessio Di Rosa (PRIMA PARTE)

Dialogo degli alunni Gentilio Fausto e Gaetano Sbarra attraverso la lettura dei versi originali tratti dal XXI canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Lettura brano dell'alunno Alessio (SECONDA PARTE);

Intermezzo musicale eseguito con la fisarmonica dall'alunno Mattia Di Rosa.

ATTO SECONDO

  1. Lettura brano dell'alunna Martina Mazziotti;
  2. Lettura brano dell'alunno Gabriele Del Monte;
  3. Interventi degli alunni Mohamed El Garn e Alex Bruno attraverso la lettura dei versi originali tratti dal III canto dell'Inferno per Mohamed e dal V canto dell'Inferno per Alex.

ATTO TERZO

  1. Lettura di alcuni versi originali tratti dalla poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi ad opera dell'alunno Simone Arcidiacono;
  2. Lettura di alcuni versi originali tratti dalla poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi ad opera dell'alunna Marika Petrassi;
  3. Lettura di alcuni versi originali tratti dalla poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi ad opera dell'alunno Thomas Genzano      

Conclusione musicale eseguita con le fisarmoniche dagli alunni Mattia di Rosa; Alessio Di Rosa e Fausto Gentilio.

ore 11.30

Saluti;

Buffet presso l'aula della II A.

Il canto di Ulisse

attraverso i versi di Omero, Dante Alighieri e Primo Levi

Il laboratorio di lettura sul canto di Ulisse è il risultato di un percorso di studio: siamo partiti dalla lettura e dall'analisi del XXI canto dell'Inferno dove, nell'ottava bolgia, quella dei consiglieri di frode, Dante incontra Ulisse. Per il poeta, il re di Itaca, è da condannare non solo per l'agguato del cavallo e gli altri inganni di guerra con i quali i Greci misero a ferro e fuoco la città di Troia, ma anche per la sua curiositas, una curiositas più forte di tutto quello che l'eroe greco aveva lasciato in patria, al punto che, terminata la guerra, egli fu spinto a mettersi, con alcuni dei suoi uomini, per l'alto mare aperto fino al superamento delle colonne d'Ercole. Da qui il tema centrale del XXI canto dell'Inferno, il tema del viaggio, viaggio che Dante, però, definisce, sia pure attraverso le parole dello stesso Ulisse "folle volo". "Folle" perché legato ad un occasione terrena, ad un piacere intellettuale limitato alla gloria individuale e mondana. L'epilogo di questo "folle volo", infatti, sarà tragico. Il canto si conclude con un naufragio: un dramma nautico che cela la misteriosa riaffermazione dell'onnipotenza divina sui precedenti peccati di guerra e sul peccato di superbia che spinse l'eroe greco oltre le colonne d'Ercole. E' così che Dante contrapporre alla luce della singolare intelligenza di Ulisse, i risultati di unacoscienza temeraria.

L'esperienza del viaggio di Ulisse è, per Dante, l'avvertimento esemplare di un uomo ad altri uomini sulle possibili conseguenze di chi ha perseguito il desiderio di infrangere le regole e navigar oltre.

Leggendo attentamente questi versi e cercando di interpretarli nei significati più profondi che ogni parola suggeriva, la memoria ha fatto riaffiorare la descrizione che, del re di Itaca, fa Omero nell'Odissea. Si tratta dello stesso personaggio, ma quello che Dante definisce come l'agguato del cavallo, per Omero è la più grande strategia militare della storia. Non solo. Della coscienza temeraria descritta da Dante, in Omero non c'è traccia. Da greco, l'Ulisse omerico, non conosce, non può conoscere il limite tra il modano e il divino: gli dei del mondo pagano sono indifferenti ai desideri e alle ambizioni degli uomini, ma agiscono a favore o contro di essi in funzione dei loro interessi. L'unico modo che l'uomo greco ha di farsi ricordare per sempre sulla terra non è la condotta verso gli dei, ma è la gloria in guerra e l'esperienza di vita: per Omero, Ulisse agisce e fa agire i suoi compagni in questa prospettiva. Di conseguenza, il re di Itaca, alla fine della guerra, non si lancia in un "folle volo", in un itinerarium temerario, audace ed assurdo. Al contrario, egli affronta il viaggio di ritorno: ritorno alla patria, al figlio, alla moglie Penelope. Accade così che, anche nell'epilogo, l'Ulisse dantesco si differenzia da quello di Omero. L'Ulisse dantesco muore in un terribile naufragio; l'Ulisse di Omero, invece, dopo aver espugnato le salde mura di Troia, supera gli ostacoli e gli oblii del suo viaggio e ritorna in patria.

Da qui l'idea di una prima attività didattica relativa ad una lezione frontale a classi aperte cui è seguita la realizzazione di mappe concettuali ad opera degli alunni di II A. Attraverso tali mappe, gli studenti hanno evidenziato e schematizzato i concetti chiave, appresi durante la spiegazione, sui due volti del re di Itaca secondo la descrizione di Dante e, precedentemente, di Omero.

Più tardi, in occasione della "giornata della memoria", il 27 gennaio, è stata affrontata la lettura di alcuni brani tratti dall'opera "Se questo è un uomo" di Primo Levi con particolare riferimento all'undicesimo capitolo intitolato, appunto, "il canto di Ulisse": è qui che torna a far parlare di sé il re di Itaca descritto da Dante quando l'autore ebreo racconta all'amico Pikolo che solo ripensando ai versi danteschi del XXI canto della Divina Commedia, riesce a sentirsi lontano dal campo di concentramento in cui è deportato: gli spazi aperti, gli orizzonti sterminati, i mari e le montagne descritte da Dante in quel canto fanno di Ulisse il simbolo del desiderio più alto di ogni uomo, poter ambire alla pratica della conoscenza e della libertà; ciò che le barbarie naziste soffocano come le altissime onde del mare che, oltre le colonne d'Ercole, si sono inesorabilmente abbattute sulla nave di Ulisse. E'così che, per altri deportati, i versi di Ulisse non evocano affatto il mondo lontano dai lager, ma, al contrario, tutto riconduce a quell'Inferno che Dante descrive nella sua opera: la strada che porta fino al cancello del campo di concentramento e che ricorda il "gran fiume" d'Acheronte; la scritta sul cancello del lager che riecheggia la scritta sulla porta di ingresso dell'Inferno; il soldato che apre e chiude alle spalle dei deportati quel cancello e che sembra Caronte; ed, infine, il soldato che si occupa di dividere e smistare i deportati che sembra Minosse.

Le sfumature che l'Ulisse di Dante assume rispetto al ritratto che, dello stesso personaggio, fa Omero e rispetto alle sensazioni che suscita, in epoca contemporanea, fra i deportati ebrei di cui ci testimonia Primo Levi, ha generato l'idea di immaginare una situazione surreale: quella di far incontrare sul palcoscenico di un teatro, quello della nostra scuola, tutte le voci che questo percorso di studio ha ascoltato per farle dialogare tra loro in un flusso di colori, stati d'animo e suoni.